Idranti UNI 45: caratteristiche, normativa e criteri di installazione degli idranti a muro
Gli idranti UNI 45 sono tra i presidi antincendio più diffusi in capannoni, magazzini, uffici, scuole e strutture aperte al pubblico. La cassetta rossa a parete, con la manichetta piegata e la lancia pronta all’uso, è un elemento così familiare da passare spesso inosservato, almeno finché un sopralluogo, un controllo periodico o una modifica degli spazi non riportano l’attenzione sul suo reale stato di efficienza. Dietro quella cassetta c’è infatti un sistema più ampio: una rete di tubazioni dimensionata per garantire portata e pressione, un’alimentazione idrica adeguata e una serie di componenti che devono rispondere a norme precise. Un idrante integro ma collegato a una rete che non assicura la pressione necessaria, o reso difficile da raggiungere dalle scaffalature, protegge molto meno di quanto sembri. Per questo conviene partire da una domanda semplice: che cos’è, esattamente, un idrante UNI 45?
Cosa sono gli idranti a muro UNI 45
L’idrante a muro è un apparecchio antincendio collegato in modo permanente a una rete idrica dedicata, pensato per consentire un primo intervento sull’incendio da parte delle persone presenti nell’edificio, in attesa dei soccorsi. È composto da una cassetta, da una valvola di intercettazione, da una tubazione flessibile appiattibile (la manichetta) e da una lancia erogatrice. All’apertura della valvola, l’acqua in pressione presente nella rete riempie la manichetta e raggiunge la lancia, con cui l’operatore dirige e regola il getto sul focolaio. Il funzionamento è quindi semplice, ma presuppone due condizioni: che la rete sia sempre in pressione e pronta a erogare, e che chi utilizza l’idrante sappia stendere completamente la manichetta prima di aprire la valvola. Una manichetta appiattibile, a differenza della tubazione semirigida dei naspi, non lascia passare l’acqua in modo corretto se rimane piegata o arrotolata.
Il significato di UNI 45 e DN 45
“UNI 45” è una denominazione d’uso, nata nella tradizione tecnica italiana. Il numero indica il diametro nominale, in millimetri, della manichetta e dei raccordi, mentre la sigla UNI richiama le norme nazionali che hanno storicamente unificato attacchi e raccordi delle tubazioni antincendio, come la UNI 804. Nei documenti tecnici e nelle schede di prodotto si trova spesso anche la dicitura “idrante DN 45”, che esprime in modo più rigoroso lo stesso dato dimensionale. È utile non confondere il nome con il riferimento normativo. Dire che un apparecchio è “UNI 45” ne identifica la taglia, ma non ne certifica la conformità: l’idrante a muro come prodotto è oggi regolato dalla norma europea UNI EN 671-2, mentre i singoli componenti rispondono a norme specifiche, come la UNI EN 14540 per le tubazioni appiattibili.
In quale contesto si utilizzano
Gli idranti a muro UNI 45 servono principalmente alla protezione interna dei fabbricati e sono installati lungo i percorsi, in prossimità delle uscite e nelle aree da proteggere, così da poter essere raggiunti rapidamente. Sono apparecchi diversi dagli idranti esterni soprasuolo (a colonna, regolati dalla UNI EN 14384) e sottosuolo (UNI EN 14339), che fanno parte della protezione esterna, sono di norma dotati di attacchi di diametro maggiore e sono destinati a personale addestrato o ai Vigili del Fuoco. 
Caratteristiche e componenti principali dell’idrante UNI 45
Un idrante a muro conforme alla UNI EN 671-2 è un insieme di componenti che lavorano insieme per portare una quantità d’acqua adeguata, con la pressione necessaria, nel punto in cui serve.
Cassetta antincendio UNI 45
La cassetta contiene e protegge l’attrezzatura dalla polvere, dagli urti e dalle manomissioni. Può essere installata a parete o a incasso, in acciaio verniciato, acciaio inox o materiale plastico, e chiusa da uno sportello con lastra frangibile o con sistemi di apertura rapida. La cassetta deve restare visibile, segnalata e libera da ostacoli: un apparecchio coperto da merci o arredi è, di fatto, inutilizzabile.
Rubinetto idrante e valvola di intercettazione
Il rubinetto idrante è la valvola che collega l’apparecchio alla rete e consente di avviare o interrompere l’erogazione. Generalmente in ottone, ha un ingresso filettato per il collegamento alla tubazione di alimentazione e un’uscita filettata secondo UNI 810, su cui si avvita il raccordo della manichetta. La UNI 10779 richiede che le attrezzature dell’idrante a muro siano collegate permanentemente alla valvola di intercettazione, così che l’apparecchio sia sempre pronto all’uso. Sulle diramazioni con più apparecchi la norma prevede inoltre un manometro in prossimità dell’ultimo idrante, utile a misurare la pressione residua durante le prove.
Manichetta UNI 45
La manichetta è la tubazione flessibile appiattibile che porta l’acqua dalla valvola alla lancia. Le manichette antincendio UNI 45 sono conformi alla UNI EN 14540 e sono dotate alle estremità di raccordi UNI 804, fissati alla tubazione con sistemi di fissaggio disciplinati dalla UNI 7422:2011. Questi attacchi unificati garantiscono un accoppiamento rapido e l’intercambiabilità dei componenti: una manichetta danneggiata può essere sostituita senza modificare il resto dell’apparecchio. La UNI EN 671-2:2012 indica che, per ragioni di maneggevolezza, la lunghezza della tubazione non dovrebbe superare i 20 metri. Questa indicazione non va confusa con un limite assoluto valido in ogni situazione: la scelta deve considerare la configurazione dell’impianto, le norme applicabili e la verifica della raggiungibilità delle aree da proteggere.
Lancia antincendio UNI 45
La lancia, o lancia erogatrice, è il terminale che l’operatore impugna. Permette di aprire e chiudere il getto e, nei modelli più diffusi, di passare dal getto pieno a quello frazionato, utile per proteggersi dal calore o bagnare superfici più ampie. Ogni lancia è caratterizzata da un coefficiente di efflusso, indicato con K, che lega la portata erogata alla pressione disponibile ed è riportato nella documentazione del produttore.
Qual è la portata di un idrante UNI 45
La portata di un idrante dipende dalle caratteristiche della lancia e dalle condizioni idrauliche dell’impianto. Per una determinata lancia, la relazione Q = K × √p lega la portata (Q) al coefficiente di efflusso (K) e alla pressione (p) considerata all’uscita della lancia, secondo i dati tecnici del produttore. Questo calcolo non va confuso con la verifica della rete prevista dalla UNI 10779:2021. Per gli idranti a muro, il prospetto B.1 indica, in funzione del livello di pericolosità, una portata di riferimento di 120 l/min per ciascun apparecchio e una pressione residua non inferiore a 0,2 MPa (2 bar), misurata all’ingresso dell’idrante nelle condizioni di funzionamento contemporaneo previste. Da questa relazione derivano alcune conseguenze pratiche che vale la pena tenere presenti quando si valuta un impianto:
- il coefficiente K e la pressione effettiva all’uscita della lancia devono essere verificati sulla documentazione tecnica: la pressione misurata all’ingresso dell’idrante non può essere usata automaticamente come pressione alla lancia;
- una lancia con K inferiore richiede una pressione maggiore per raggiungere la stessa portata;
- la pressione effettiva dipende dall’alimentazione, dalle perdite di carico lungo le tubazioni, dalla quota dell’idrante e dal numero di apparecchi aperti contemporaneamente;
- a parità di rete, gli idranti più lontani o più in alto rispetto all’alimentazione sono i più penalizzati.
Il calcolo della portata di un idrante UNI 45 non si esaurisce quindi nella scheda tecnica: va verificato nel dimensionamento idraulico dell’intera rete.

Tipologie di idranti e differenze tra UNI 45 e UNI 70
Idranti UNI 45 e UNI 70 vengono spesso messi a confronto, ma la differenza non si riduce al diametro. Le due tipologie nascono per esigenze di protezione diverse e comportano scelte differenti sull’intera rete.
| Aspetto | UNI 45 | UNI 70 |
|---|---|---|
| Diametro nominale | DN 45 per manichetta e raccordi | DN 70 per manichetta e raccordi |
| Impiego tipico | Protezione interna con idranti a muro | Attacchi DN 70, spesso impiegati per la protezione esterna e per il rifornimento dei mezzi VV.F., secondo il progetto |
| Utilizzatori | Personale presente, adeguatamente formato | Personale addestrato; nella protezione esterna, anche Vigili del Fuoco |
| Prestazioni di riferimento | Portate contenute, compatibili con l’uso da parte di un singolo operatore | Per gli idranti esterni, 300 l/min per ciascun attacco DN 70 nei criteri UNI 10779; pressione e numero di attacchi dipendono dal livello di pericolosità e dal progetto |
| Effetti sulla rete | Diramazioni e riserva dimensionate su portate minori | Tubazioni, riserva idrica e pompe dimensionate per richieste più elevate |
La differenza più concreta riguarda chi utilizza l’apparecchio. Una manichetta UNI 70 in pressione è pesante e genera una forza di reazione elevata alla lancia: è uno strumento per chi ha un addestramento specifico. L’idrante UNI 45 è invece pensato per essere gestito da una persona formata, pur restando impegnativo da maneggiare. Nella pratica idranti UNI 45 e UNI 70 convivono spesso nella stessa rete: i primi per la protezione interna, i secondi per quella esterna, prevista dalla UNI 10779 per le attività con livello di pericolosità più elevato. La scelta non dipende quindi da una presunta superiorità di una tipologia sull’altra, ma dalle esigenze di protezione individuate nel progetto. Un discorso a parte riguarda i naspi, spesso indicati come UNI 25. Sono apparecchi diversi, con tubazione semirigida su bobina conformi alla UNI EN 671-1, utilizzabili senza svolgere completamente la tubazione e con portate inferiori: non una variante dell’idrante UNI 45, ma un’alternativa ammessa dalla UNI 10779 in determinate condizioni.
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Richiedi InformazioniQual è la norma di riferimento per gli idranti a muro UNI 45
Il quadro normativo degli idranti a muro distingue con chiarezza due livelli: le regole per progettare, installare e gestire la rete e i requisiti che deve possedere il singolo prodotto. Confonderli porta, per esempio, a considerare conforme un impianto solo perché le cassette sono marcate CE.
UNI 10779: la norma sulla rete di idranti
La UNI 10779:2021, nella sua edizione del 2021, stabilisce i requisiti minimi per la progettazione, l’installazione e l’esercizio delle reti di idranti. Definisce i livelli di pericolosità delle aree protette, le prestazioni idrauliche richieste agli apparecchi, il numero di erogatori da considerare in funzionamento contemporaneo, i criteri di posizionamento, le caratteristiche delle tubazioni e le prove di collaudo. Per le alimentazioni idriche rimanda alla UNI EN 12845 e richiede che gli idranti a muro installati siano conformi alla UNI EN 671-2.
UNI EN 671-2: la norma di prodotto
La UNI EN 671-2:2012 riguarda invece l’apparecchio in sé, cioè l’idrante a muro con tubazione flessibile. Ne specifica i requisiti costruttivi e prestazionali, i metodi di prova e la marcatura, comprese le caratteristiche delle lance e la lunghezza massima della tubazione. È il riferimento dei produttori per la marcatura CE.
Altre norme e disposizioni collegate
Attorno a queste due norme principali se ne collocano altre, utili per inquadrare componenti e gestione dell’impianto:
- UNI EN 14540, per le tubazioni appiattibili impiegate come manichette;
- UNI 804, per i raccordi delle tubazioni flessibili;
- UNI EN 671-3, per la manutenzione degli idranti a muro e dei naspi;
- DM 1 settembre 2021, per i criteri di controllo, manutenzione e sorveglianza degli impianti antincendio.
Va ricordato infine che le norme UNI definiscono come realizzare correttamente una rete di idranti, ma non stabiliscono quando sia obbligatoria. Questa esigenza deriva dalle regole tecniche di prevenzione incendi applicabili all’attività, come il Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015 e successive modifiche), e dalla valutazione del rischio.

Criteri di progettazione e dimensionamento della rete
Il dimensionamento di una rete di idranti UNI 45 parte dall’attività da proteggere. La UNI 10779 classifica le aree in tre livelli di pericolosità, in funzione della quantità e della combustibilità dei materiali presenti e della probabile velocità di sviluppo dell’incendio. Il livello scelto incide su diversi parametri di progetto:
- il numero di idranti a muro da considerare in funzionamento contemporaneo, che per la protezione interna va da due a quattro apparecchi passando dal livello 1 al livello 3;
- la durata minima dell’alimentazione idrica e quindi il volume della riserva;
- le caratteristiche richieste all’alimentazione, inclusa l’eventuale necessità di una protezione esterna;
- il dimensionamento delle tubazioni e del gruppo di pompaggio.
Come si determina il posizionamento e il raggio di copertura
Il criterio di posizionamento fissato dalla UNI 10779 per gli idranti a muro è geometrico: ogni punto dell’area protetta non deve distare più di 20 metri dall’apparecchio più vicino, e ogni compartimento va considerato in modo indipendente. Su una pianta, questo si traduce spesso in cerchi di 20 metri di raggio tracciati attorno a ciascun idrante.
Il cerchio, però, descrive una distanza in linea d’aria, mentre la manichetta segue il percorso reale. Pareti, scaffalature, macchinari, porte e cambi di livello possono rendere irraggiungibile un punto che sulla carta risulta coperto.
Per questo la verifica corretta considera la copertura effettiva, cioè la possibilità di arrivare a ogni zona stendendo la manichetta lungo i passaggi disponibili, senza fare affidamento sulla gittata del getto. Il controllo va ripetuto a ogni modifica del layout.

Lunghezza della manichetta e altezza di installazione
Il posizionamento e la lunghezza della manichetta rispondono a criteri distinti. La UNI 10779:2021 stabilisce, per gli idranti a muro, che ogni punto dell’area protetta disti al massimo 20 metri in linea retta dall’apparecchio più vicino; ogni compartimento antincendio va considerato indipendentemente. Per verificare la raggiungibilità effettiva, la norma consente di considerare una tubazione flessibile lunga fino a 25 metri, controllando con la regola del filo teso che lo stendimento non sia ostacolato da elementi fissi.
La lunghezza effettiva del percorso e la presenza di pareti, scaffalature, macchinari o porte possono quindi incidere sulla copertura: non basta confrontare la distanza geometrica con la lunghezza nominale della manichetta. Quanto all’altezza di installazione, non va indicato un valore universale senza un riferimento normativo verificato: deve essere definita nel progetto e secondo le istruzioni del produttore, garantendo manovrabilità, estrazione della manichetta e assenza di ostacoli lungo le vie di esodo.
Prestazioni idrauliche e verifica della rete
Il calcolo idraulico deve dimostrare che, con il numero di apparecchi previsto in funzionamento contemporaneo, gli idranti in posizione più sfavorita ricevano la portata e la pressione residua richieste. Nella verifica entrano le perdite di carico delle tubazioni, i dislivelli, le caratteristiche delle lance e le prestazioni dell’alimentazione.
La rete deve essere poi collaudata e verificata nel tempo, perché modifiche all’edificio, ampliamenti o variazioni dell’alimentazione possono alterarne il comportamento.
Una panoramica di come le reti idranti UNI 45 si inseriscono in un sistema di protezione attiva più ampio, insieme a naspi, idranti soprasuolo e impianti di rivelazione, è disponibile nella pagina dedicata ai sistemi antincendio di Climaterm.

Verifica, manutenzione e adeguamento degli impianti
Un idrante a muro è un apparecchio che si usa raramente, e proprio per questo deve essere controllato con regolarità. Il DM 1 settembre 2021, nel testo vigente e con le successive modifiche e integrazioni, attribuisce al titolare dell’attività la responsabilità di mantenere efficienti gli impianti antincendio, distinguendo la sorveglianza, affidata a personale interno formato, dal controllo periodico e dalla manutenzione, che devono essere eseguiti da tecnici manutentori qualificati secondo le norme applicabili.
La sorveglianza degli idranti a muro
La sorveglianza è un controllo visivo, svolto con frequenza ravvicinata, che serve a individuare anomalie evidenti prima che compromettano l’uso dell’apparecchio. Riguarda in particolare:
- l’accessibilità della cassetta e l’assenza di ostacoli davanti allo sportello;
- la presenza e la leggibilità della segnaletica;
- la presenza della manichetta e della lancia, con la tubazione correttamente piegata o avvolta;
- l’assenza di perdite visibili dalla valvola.
Controllo e manutenzione delle manichette UNI 45
La UNI EN 671-3 costituisce il riferimento per il controllo e la manutenzione degli idranti a muro. La UNI 10779:2021 prevede che la manutenzione di idranti a muro e naspi sia svolta secondo la frequenza stabilita dalle disposizioni applicabili e comunque almeno due volte all’anno, in conformità alla UNI EN 671-3 e alle istruzioni del manuale d’uso e manutenzione.
Le tubazioni flessibili devono inoltre essere verificate annualmente sottoponendole alla pressione di rete per controllarne l’integrità. Se non sono perfettamente integre, devono essere sostituite o almeno collaudate alla pressione di 1,2 MPa.
In ogni caso, ogni cinque anni deve essere eseguita la prova idraulica delle tubazioni flessibili secondo la UNI EN 671-3: il valore di 1,2 MPa non va descritto genericamente come massima pressione di esercizio né attribuito automaticamente alla prova quinquennale. Durante la manutenzione si controllano anche raccordi, legature, guarnizioni, valvola, lancia, pressione disponibile e stato della cassetta, registrando gli interventi effettuati.
La manutenzione della rete e dell’alimentazione
Controllare i singoli apparecchi non basta, perché la loro efficienza dipende dalla rete che li alimenta. La manutenzione dell’impianto comprende anche tubazioni, valvole di sezionamento, attacchi per i Vigili del Fuoco, riserva idrica e gruppo di pompaggio, per i quali la UNI 10779 e la UNI EN 12845 indicano le verifiche da svolgere. Tutti gli interventi vanno annotati nel registro dei controlli, che documenta lo stato dell’impianto nel tempo.
Quando serve l’intervento di un professionista
Oltre alla manutenzione ordinaria, è opportuno coinvolgere un tecnico qualificato per valutare la rete nel suo insieme:
- quando si modificano la disposizione degli spazi o delle scaffalature,
- quando cambia l’attività svolta o il materiale stoccato,
- quando un ampliamento aggiunge nuove aree da proteggere,
- oppure quando le prove evidenziano pressioni o portate insufficienti.
Anche gli impianti realizzati molti anni fa meritano una verifica, per capire se rispondono ancora alle esigenze attuali dell’attività.
Una rete di idranti UNI 45 efficiente è il risultato di scelte progettuali corrette, componenti conformi e controlli costanti. Mantenere questo equilibrio nel tempo significa disporre, nel momento in cui serve, di uno strumento in grado di contenere un principio d’incendio e di proteggere le persone presenti, invece di un apparecchio che risulta in regola solo sulla carta.
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